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Palaia is Toscana

Toiano alle Brota: il borgo “fantasma”

Niente negozi, alberghi o banche: ad accogliere i visitatori di Toiano solo antiche mura che dominano un paesaggio da sogno

Tratto da “Slowtuscany”. La Toscana raccontata da Damiano Andrei

 La Toscana è famosa nel mondo per il bassorilievo di morbide colline che ne ricamano per intero il paesaggio. Alla sommità di quasi ognuna di esse, abbarbicati come aquile sul nido, una miriade di borghi più o meno grandi, castelli, monasteri, talvolta vere e proprie città (Siena, ad esempio). Tutti ormai ben curati, elegantemente conservati, invitanti ed accoglienti. Tutti, o meglio: quasi tutti.
Uno di questi borghi, vera e propria Cenerentola della conservazione urbanistica moderna, non ha trattorie, non ha alberghi né negozi, banche, uffici, lampioni, acqua potabile.
Non ha neppure abitanti, Toiano delle Brota, antichissimo castello al centro della Valdera (lo si raggiunge da Palaia – in provincia di Pisa – e oltre non si prosegue: la strada termina alla fine del paese) ha un’unica via, via del Castello appunto, lunga circa 50mt. e fiancheggiata ai lati da due file di case. Ha una chiesa sconsacrata (ma dove l’acustica è tuttora ottima) e un piccolo cimitero, quello ancora curato dai parenti di coloro che da Toiano non hanno voluto allontanarsi.

Toiano è forse l’unico borgo in Toscana a non avere niente e nessuno pronti ad accogliere i propri visitatori. Eccetto le sue antiche mura, le sue case, il panorama magnifico che si gode dalla terrazza esposta a Sud, in direzione di Volterra. E questo, fosse anche soltanto questo, merita una visita da assaporare con tutta calma. Bisogna venirci al tramonto: la strada che porta a Toiano è larga, per oltre 5 km, non più di tre metri, tanto che due auto raramente possono incrociarsi; molto più spesso, invece, una delle due deve tornare indietro fino alla prima piazzola e lasciare il passo all’altra. A destra e a sinistra della strada, come guglie di un’antica cattedrale gotica, si ergono speroni di tufo alti anche 40-50 metri. Sono i famosi “Calanchi”: terra grigio-ocra, nuda e secca, erosa da secoli di piogge e vento, impossibile da coltivare e quindi lasciata lì, a modellare un paesaggio che, specialmente in inverno, assume i contorni di una cornice da Purgatorio dantesco. Eppure, una volta parcheggiata l’auto, si ha la sensazione di trovarsi in un piccolo paradiso: silenzioso, sereno, rigoglioso di vegetazione spontanea e punteggiato da antichi alberi da frutto piantati chissà quando e chissà da chi.

Ma è soprattutto il panorama ad incantare il visitatore: Toiano è accovacciato su un colle alto e stretto, con uno sguardo si abbracciano interi campi coltivati a olivo e frumento, casolari, vigneti. Di fronte, lontano, un altro imponente sperone tufaceo fa emergere, galleggiante fra le onde di un mare di basse colline, le mura e le torri di Volterra. Toiano ha raggiunto il suo massimo splendore nell’800, quando oltre 500 persone vi abitavano stabilmente. Poi un lento declino, fino al boom economico degli anni ’60, durante il quale le poche decine di famiglie di contadini rimaste se ne sono andate a valle, in cerca di lavoro nelle fiorenti industrie della Valdera. Fra queste industrie c’era – e c’è – anche la Piaggio: la Vespa, icona della Dolce Vita e prodotta ancora oggi in milioni di esemplari, è stata costruita per decenni anche dagli (ex-) abitanti di Toiano. Se vi andrà di raggiungere l’antico borgo di Toiano delle Brota, siamo certi che quel borgo, lontano com’è dalle maggiori vie di comunicazione, isolato dal mondo, fatto di case in parte ancora sane e in parte semidistrutte dal tempo e dall’incuria, tappezzate alle pareti da calendari degli anni ’50 e odoranti – ancora oggi – di una forte e fiera atmosfera contadina, vi resterà nel cuore. Chissà che qualcuno, poi, non pensi di tornare ad abitarlo.

damiano.andreini@libero.it – www.intermezzieditore.it

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